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Coronavirus

Coronavirus

Qualche interrogativo

Alla data del 12.3.20, i contagiati in Italia ammontano a 10.590 persone, con 827   decessi e 1045 guarigioni.

Le misure adottate sono le uniche possibili e tendono ad isolare, giustamente, le aree di epidemia, in modo da evitare la sua diffusione.

In realtà, si dovrebbe parlare di “pandemia” atteso che con questo termine, il cui significato appare ignoto a molti giornalisti nostrani, s’intende un’”epidemia con tendenza a diffondersi rapidamente attraverso vastissimi territori o continenti”.

Orbene, se non è una pandemia la diffusione del coronavirus cinese a tutti i continenti del globo terrestre, allora ci si dovrà spiegare in cosa consista la definizione di tale termine.

Riscontrato, quindi, che giuste ed adeguate appaiono le misure governative nella prevenzione del contagio, restano in evidenza alcuni interrogativi:

  1. Perché il nostro Paese è stato così pesantemente coinvolto, rispetto agli altri Stati Europei?
  2. Cosa non ha funzionato, in fase iniziale, nel filtrare i possibili portatori del virus?
  3. Quali i protocolli terapeutici effettivamente validi per la terapia? Ne è stato adottato uno nazionale valido per tutti i centri specializzati di cura?
  4. Tenuto conto del tempo trascorso, quali i limiti per selezionare donatori (portatori di anticorpi) per la produzione di gammaglobuline e, quindi, di anticorpi utili al trattamento “mirato” del virus?

Si tratterebbe della cosiddetta “vaccinazione passiva”, eseguibile agevolmente ed in tempi molto brevi, selezionando attentamente i donatori tra coloro che risultano positivi al test, asintomatici, oppure guariti e portatori, quindi, degli anticorpi.  

 

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